In concomitanza con il giubileo dell’entrata in vigore dell’Accordo di Schengen (l’implementazione negli aeroporti), le associazioni economiche lanciano a Berna la campagna a sostegno della revisione. Per gli ambienti economici svizzeri è chiaro: la revisione della legge sulle armi è importante. Essa prevede adeguamenti ragionevoli, pur mantenendo l’importante associazione della Svizzera agli accordi di Schengen e Dublino. Noti rappresentanti degli ambienti economici hanno esposto i loro argomenti davanti ai media.

Meccanismo di disdetta automatica – una peculiarità dell’accordo di Schengen
Le affermazioni degli oppositori secondo cui Schengen non è interessato dalla legge sulle armi sono onnipresenti, ma semplicemente sbagliate. Dal punto di vista giuridico, la situazione è chiara: l’articolo 7 dell’accordo di Schengen stabilisce che l’adesione della Svizzera scade automaticamente dopo sei mesi se lo sviluppo dell’acquis di Schengen non viene recepito nel diritto svizzero entro i termini previsti, senza che l’UE o la Svizzera debbano avviare una procedura di denuncia. La disdetta automatica non può essere interrotta se non grazie ad una decisione unanime del Comitato misto Svizzera-UE entro 90 giorni. Tuttavia, tale scenario semplicemente non è realistico dato il breve lasso di tempo del periodo considerato. Il fatto è: «La decisione alle urne va ben oltre la legge sulle armi. Ha un’influenza decisiva sulle condizioni quadro per le imprese svizzere», ha sottolineato Monika Rühl, Presidente della Direzione generale di economiesuisse.

Grazie a Schengen, 1’600 franchi in più in tasca
È innegabile che l’economia svizzera benefici degli accordi di Schengen e Dublino. Lo dimostra chiaramente uno studio commissionato dal Consiglio federale. Kurt Rohrbach, Presidente dell’Unione del Commercio e dell’Industria del Canton Berna, spiega: «Secondo uno studio del Consiglio federale, senza l’adesione a Schengen la diminuzione del prodotto interno lordo (PIL) svizzero potrebbe raggiungere il 3,7 per cento nel 2030.» Ciò significherebbe, entro tale data, una riduzione di 1’600 franchi pro capite all’anno. In questo senso rivestono una particolare importanza le procedure più complesse alle frontiere nazionali, con i relativi tempi di attesa. L’economia d’esportazione perderebbe fino al 5,6% rispetto ai valori attuali e la Svizzera dovrebbe spendere fino a un miliardo di franchi in più per il settore dell’asilo.

Le regioni turistiche svizzere hanno bisogno di Schengen
L’economia trae grandi vantaggi dal visto unico per lo spazio Schengen. Dall’adesione della Svizzera allo spazio Schengen, sempre più viaggiatori provenienti da Paesi lontani visitano il nostro Paese spendendo fino a 420 franchi al giorno. Ciò va a vantaggio non solo del settore turistico, ma anche di altri settori, come il commercio al dettaglio. Grazie a queste nuove entrate, molte strutture turistiche sono riuscite a sopravvivere dopo il calo dei turisti europei in seguito allo shock del franco forte. «L’esclusione della Svizzera dalla rete dei visti europea comporterebbe gravi svantaggi finanziari per il turismo svizzero, nonché una perdita di immagine altrettanto grave», osserva Andreas Züllig, Presidente di hotelleriesuisse. A seconda di come la Svizzera potrà in futuro coordinare i suoi visti con quelli degli Stati Schengen, uno studio commissionato dal Consiglio federale mostra che il settore turistico locale perderebbe tra i 200 e i 530 milioni di franchi all’anno.

Un importante guadagno in materia di sicurezza
Un altro aspetto importante per l’attrattività della piazza economica svizzera è la sicurezza. La polizia svizzera trae enormi vantaggi da Schengen, perché può accedere direttamente e in qualsiasi momento al Sistema d’informazione Schengen (SIS), nel quale persone scomparse, oggetti rubati e veicoli possono essere trovati ovunque in Europa in breve tempo. «Con questo sistema si ottengono più di 50 risultati positivi al giorno, solo in Svizzera, il SIS viene utilizzato circa 320’000 volte al giorno.» ha spiegato ai media Philippe Miauton, vicedirettore della Camera di Commercio e dell’Industria di Vaud. Secondo il Consiglio federale, se la Svizzera dovesse garantire lo stesso livello di sicurezza attuale senza Schengen, il costo annuo ammonterebbe a circa mezzo miliardo di franchi.

Una revisione ragionevole della legge sulle armi è nell’interesse di tutta la Svizzera
Il Consiglio federale si è avvalso del suo diritto di partecipazione per garantire che la Svizzera disponga di una legge equilibrata e proporzionata che preservi la tradizione svizzera del tiro. Grazie al successo dei negoziati, solo poche persone – e in misura ragionevole – in Svizzera sono toccate dalla modifica della legge sulle armi. Le conseguenze della mancata attuazione, invece, sarebbero gravi. Gli accordi di Schengen e Dublino vanno a beneficio non solo delle imprese, ma anche di tutti i cittadini svizzeri. In effetti, ci sono numerose buone ragioni per votare SÌ il 19 maggio. Gli ambienti economici si impegneranno quindi a fondo in questa campagna di votazione.

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