Il Consiglio federale ha negoziato in modo efficace, elaborando un progetto di legge equilibrato e ragionevole. La soluzione svizzera tiene conto della nostra tradizione del tiro e delle specificità del nostro esercito.

La nuova direttiva europea sulle armi da fuoco, discussa ed elaborata dagli Stati membri di Schengen, mira a combattere l’abuso di armi e migliorare lo scambio di informazioni tra i vari Stati membri, rafforzando la sicurezza nell’area Schengen. Anche la Svizzera, quale Stato associato agli accordi di Schengen e Dublino (politica d’asilo), si impegna ad adeguare la propria legislazione sulle armi.

Con lo scopo di non mettere a rischio l’importante tradizione del tiro, come anche le specificità dell’esercito svizzero, il Consiglio federale ha partecipato attivamente all’elaborazione della nuova direttiva dell’UE sulle armi, e tenendo in considerazione gli interessi dei tiratori svizzeri ha potuto ottenere importanti compromessi. Tra le varie eccezioni conquistate dalla Svizzera si può trovare per esempio la possibilità, per le persone soggette all’obbligo militare, di continuare a tenere la propria arma d’ordinanza alla fine del servizio.

La nuova legge sulle armi non prevede un registro centralizzato delle armi, test medici o psicologici o l’obbligo di adesione ad una società di tiro. Sono pertanto molto poche le persone che in Svizzera sono toccate dalla revisione, e lo sono in minima misura. In futuro, chi desidererà acquistare un’arma semiautomatica dovrà dimostrare di essere membro di una società di tiro o di sparare regolarmente ad uno stand di tiro. I tiratori sportivi potranno dunque continuare a praticare la loro attività in tutta tranquillità. I collezionisti ed i musei, a condizione di dimostrare di tenerle in luoghi sicuri ed averne un registro, potranno esporre le loro armi senza problemi. Infine, nemmeno i cacciatori sono toccati dalla revisione, visto che nella legge attuale è già in vigore il divieto di caccia con armi semiautomatiche.

Se la Svizzera respingesse la revisione della legge sulle armi il 19 maggio, entrambi gli accordi di associazione con gli Stati membri di Schengen e Dublino decadrebbero, a meno che il Comitato misto non decida altrimenti entro tre mesi. In tale organo sono rappresentati la Svizzera, la Commissione europea e tutti gli Stati membri dell’UE. La decisione del Comitato misto di proseguire la collaborazione deve inoltre essere presa all’unanimità.

In questa prospettiva, l’adeguamento della nostra legge sulle armi è essenziale per evitare di essere esclusi da Schengen e Dublino e perdere così numerosi vantaggi per il nostro Paese.

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