Emmanuel Bichet, Direttore supplente della Direzione degli affari europei (DAE), ha vissuto dall’interno i negoziati con l’UE riguardanti la nuova legge sulle armi. Si è quindi impegnato in prima linea con lo scopo di permettere alla Svizzera di preservare la propria tradizione del tiro. In questa intervista ci parla dei negoziati.

Emmanuel Bichet, Direttore supplente della DAE

La nuova direttiva sulle armi elaborata dall’UE deve essere recepita da tutti i membri e gli Stati associati (come la Svizzera). La Svizzera può partecipare all’elaborazione delle norme che concernono lo spazio Schengen?

Sì, la Svizzera può partecipare. In quanto Stato associato a Schengen, la Svizzera non ha un diritto di codecisione, dispone però di un diritto di partecipazione importante. Questo le permette di difendere i propri interessi durante l’elaborazione di nuove regolamentazioni. Tutto ciò è ancora più importante se si pensa che le decisioni sono generalmente consensuali. La Svizzera partecipa in modo attivo alle discussioni, e i negoziati in vista della direttiva sulle armi ne sono un buon esempio.

Lei era presente in prima linea durante tali negoziati. In che misura la Svizzera ha partecipato all’elaborazione della nuova legge sulle armi?

Per noi era chiaro sin dall’inizio che la tradizione svizzera del tiro dovesse essere tenuta in considerazione. Uno sviluppo della legislazione Schengen è elaborato in modo congiunto dalla Commissione europea, il Consiglio dell’UE, il Parlamento europeo e tutti gli Stati Schengen. Durante i negoziati sulla direttiva sulle armi, la Svizzera ha esercitato la sua influenza a tutti i livelli (esperti, ambasciatori, ministri) per far valere le proprie esigenze.

I negoziati cosa hanno permesso di ottenere?

La Svizzera ha già ottenuto molto durante l’elaborazione della direttiva europea sulle armi. In collaborazione con altri Stati, essa ha potuto evitare numerose regolamentazioni che si spingevano troppo in là. Allo stesso modo, abbiamo fatto sì che i partner Schengen riconoscessero esplicitamente nella direttiva la tradizione svizzera del tiro. Ciò è scritto nero su bianco e figura già in una dichiarazione sull’accordo di Schengen adottato nel 2005: il sistema di milizia svizzero non subisce alcuna modifica. Di conseguenza, la tradizione svizzera che ne consegue è anch’essa mantenuta. I militari possono così continuare a conservare la loro arma d’ordinanza alla fine del servizio. Per noi era importante che ciò venisse dichiarato esplicitamente.

Che cosa cambia concretamente per i tiratori e i militari con l’adozione della nuova legge sulle armi?

Per i militari non c’è alcun cambiamento. Come oggi, potranno conservare la loro arma d’ordinanza al termine del servizio militare con un permesso di acquisto d’armi. I cacciatori e i giovani tiratori, a loro volta, non sono toccati. La revisione introduce dei cambiamenti amministrativi ragionevoli per certi tipi di armi semiautomatiche. In questo modo, le armi semiautomatiche dotate di un caricatore ad alta capacità di colpi non ancora iscritte in un registro cantonale delle armi dovranno essere annunciate all’ufficio cantonale delle armi entro 3 anni – ciò può essere fatto per via elettronica. I tiratori sportivi che comprano tali armi dovranno provare, dopo 5 e 10 anni, di essere membri di una società di tiro o di praticare regolarmente il tiro sportivo.

Gli oppositori affermano che la revisione della legge sulle armi non serve a nulla. È vero?

No, non è così, anzi al contrario. La nuova legge mira a combattere l’utilizzo abusivo delle armi da fuoco a scopi criminali. Il guadagno in termini di sicurezza è particolarmente palese per due novità: l’obbligo di marcatura delle parti essenziali delle armi da fuoco e il miglioramento dello scambio d’informazioni tra gli Stati. Tuttavia, l’elemento più importante dal punto di vista della sicurezza è il mantenimento della Svizzera in seno allo spazio Schengen e Dublino. Noi facciamo parte di un’area di sicurezza comune. Grazie al Sistema d’informazione Schengen (SIS II), le autorità di polizia di diversi Paesi collaborano in modo più veloce ed efficace. Grazie a Dublino, inoltre, le responsabilità nel settore dell’asilo sono regolate chiaramente.

Nell’eventualità di una bocciatura della nuova legge sulle armi, l’UE escluderebbe veramente la Svizzera dagli accordi di Schengen e Dublino? O sono solo delle tattiche intimidatorie?

Questa problematica è regolata nell’accordo d’associazione a Schengen. Permettetemi, in quanto giurista, di citarvi l’articolo 7 capoverso 4: «Qualora la Svizzera notifichi la decisione di non accettare il contenuto di un atto […], il presente accordo non è più considerato applicabile a meno che il comitato misto, previo attento esame delle modalità con cui continuare l’accordo, decida altrimenti entro novanta giorni. L’accordo cessa di essere applicabile tre mesi dopo la scadenza del termine di novanta giorni.». L’UE non ha bisogno di rescindere l’accordo. Per continuare la collaborazione sarebbe necessaria una decisione unanime del comitato misto. Il comitato misto è composto da rappresentanti della Svizzera, della Commissione europea e di tutti gli Stati membri. La Consigliera federale e Capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia Karin Keller-Sutter è stata chiara: ipotizzare che sia possibile ottenere facilmente una simile decisione dal comitato misto – in un periodo così breve – significa giocare con il fuoco.

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