Un SÌ alla revisione della legge sulle armi è un SÌ a Schengen. Accettando la revisione evitiamo di assumerci il rischio di perdere un accordo che porta numerosi vantaggi alla Svizzera.

Gli accordi di Schengen e Dublino presentano una particolarità che, sotto questa forma, non esiste in altri accordi bilaterali tra la Svizzera e l’UE. Se la Svizzera non legiferasse in maniera conforme allo sviluppo dell’acquis Schengen, per il quale ha del resto il diritto di partecipare al processo decisionale, questi cesserebbero automaticamente di essere applicati dopo 6 mesi (in virtù dell’articolo 7 del testo dell’accordo), e ne conseguirebbe una grande insicurezza giuridica.

Ciò significherebbe per il nostro Paese la perdita in un solo colpo di numerosi vantaggi. Infatti, l’adesione agli accordi di Schengen e Dublino, decisa democraticamente dal Popolo nel 2005, ha già dimostrato il proprio valore: aumentando la nostra libertà, la nostra sicurezza e dando i suoi frutti sul piano economico.

Gli oppositori della revisione della legge sulle armi affermano con forza che la Svizzera può permettersi un’eccezione in materia di legge sulle armi senza mettere in pericolo l’accordo di Schengen. Tuttavia, tra i loro ranghi si trova l’organizzazione nazionale di destra ASNI, il cui obbiettivo dichiarato da diversi anni è mettere fine all’accordo di Schengen. Quest’organizzazione sfrutta quindi quest’opportunità per attaccare, in modo indiretto, l’associazione della Svizzera a Schengen.

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